venerdì 24 marzo 2017

Cooperative, trenta anni di ricchi finanziamenti a partiti e uomini politici




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Cooperative, trenta anni di ricchi finanziamenti a partiti e uomini politici

Di destra e di sinistra. Con la predilezione delle Coop rosse per gli ex comunisti e gli esponenti del Partito democratico. Da Claudio Burlando a Sergio Cofferati, da Latorre ad Errani, da Penati a Kyenge. Mentre a Silvio Berlusconi e Forza Italia...

Ci sono quelle che finanziano direttamente la campagna elettorale di un singolo politico, foraggiandolo a seconda che si tratti di elezioni europee, regionali o nazionali. E quelle che i soldi li danno al partito, ripetutamente, con bonifici intestati alle articolazioni periferiche sparse lungo tutta la penisola. Tanto per non fare torto a nessuno. Il caso della Cpl Concordia, la storica coop modenese colosso nel settore dell’energia e del gas al centro dell’inchiesta della procura di Napoli sulle presunte tangenti per la metanizzazione dell’isola di Ischia che ha portato all’arresto del sindaco della città, Giuseppe Ferrandino (Partito democratico), è solo l’ultimo affaire che vede una cooperativa finire sui giornali per aver elargito soldi alla politica.
SOLDI SOLDI – Negli ultimi trent’anni, da quando cioè esistevano ancora la Democrazia cristiana – che fra il 1987 e il ’92 ha ricevuto quasi mezzo miliardo di lire dal Consorzio Emiliano Romagnolo fra le cooperative di produzione e lavoro, liquidato nel 2014 –, il Partito comunista e quello socialista, sono centinaia quelle che hanno contribuito ad oliare il meccanismo e a finanziare la politica. Spesso al centro di grandi scandali, come quello che ha coinvolto la “29 giugno” di Salvatore Buzzi nell’indagine “Mafia Capitale”. La gran parte delle volte in silenzio e senza che alcuno avesse da ridire. Con un grande fiume di denaro tutto regolarmente registrato e documentato negli uffici della Camera dei deputati come la legge prevede, con dichiarazioni congiunte di eroganti e riceventi. Migliaia di contribuzioni nelle quali le coop fanno la parte del leone. Ci sono infatti le piccole società cooperative di paese o di quartiere che, con somme di piccolo taglio, finanziano candidati e liste. Ma ci sono anche i colossi, a cominciare da quelli storicamente insediati nelle roccaforti della sinistra: le famose coop rosse, autentico polmone finanziario della sinistra.
DONAZIONI ALLA BOLOGNESE – Spulciando la lista delle donazioni, ilfattoquotidiano.it ha scoperto che tra quelle più attive e importanti c’è la bolognese Manutencoop. Una delle principali cooperative rosse d’Italia, attiva nel settore della gestione ed erogazione di servizi integrati con circa 16 mila dipendenti e un fatturato che supera il miliardo di euro. Dal 1994 ad oggi, dalle sue casse, sono usciti circa 450 mila euro, finiti a vario titolo in quelle di Democratici di sinistra (Ds), La Margherita, l’Ulivo. Ma anche di loro singoli esponenti. Nel 2005, ad esempio, la coop emiliana ha finanziato per 5mila euro il governatore uscente della Liguria ed ex ministro dei Trasporti Claudio Burlando (Pd). Dodici mesi prima 26mila euro (frutto di due elargizioni da 13mila euro), sono stati destinati all’ex leader della Cgil Sergio Cofferati. Che proprio quell’anno è diventato sindaco di Bologna con il centrosinistra. E che dire del Comitato per Marrazzo Presidente? Nel 2005, anno delle elezioni regionali nel Lazio, la Manutencoop ha contribuito a finanziare la corsa dell’ex giornalista Rai alla guida della Pisana con 30mila euro (altri 10mila sono arrivati da un’altra coop, la Società Ambiente Città Territorio di Roma). Sempre nel 2005, 10mila euro sono andati anche ad Ottaviano Del Turco (Pd), eletto governatore dell’Abruzzo dopo aver battuto lo sfidante Giovanni Pace. Ma ci sono pure i 10 milioni di lire versati nel 2001 al deputato dem Andrea Martella, che quell’anno ha fatto ingresso per la prima volta a Montecitorio, e i 5mila euro dati nel 2005 a Nicola Latorre, dalemiano di stretta osservanza poi convertitosi al renzismo.
OCCHIO A SINISTRA – Non solo. Perché, come detto, negli anni la Manutencoop ha riempito di denaro le casse dei partiti di centrosinistra. In particolare i Ds. Prova ne sono i 50mila euro destinati nel 2004 all’articolazione milanese della forza allora guidata da Piero Fassino. E ancora: nello stesso anno 2.500 euro sono andati ai Ds di La Spezia, 10mila a quelli di Livorno, 2.500 a quelli di Massa Carrara e 5mila a quelli della Liguria. Tre anni prima, 50 milioni di lire erano stati elargiti ai Ds di Bologna. Un ritmo, questo, che è proseguito nel 2005, quando la Manutencoop ha versato 6mila euro nelle casse dei Ds di Pescara, 10mila in quelle dei Ds del Piemonte ma anche 6mila in quelle di Democrazia è Libertà – La Margherita Liguria, a cui erano finiti altri 5mila euro nei dodici mesi precedenti. Mentre i Ds di Venezia hanno ricevuto 15mila euro fra il 2004 e il 2005. Più di un decimo dei 450mila euro circa sborsati dalla coop bolognese sono andati poi a Vasco Errani, che fino al 2014 ha ricoperto la carica di governatore dell’Emilia-Romagna.
FORZA PRESIDENTE – La Manutencoop, che gli ha corrisposto circa 47mila euro fra il 2000 e il 2005 (due stanziamenti da 21.500.000 lire più altri due successivi da 13mila euro), non è stata però la sola ad aver finanziato la campagna elettorale con cui Errani, quindici anni fa, è diventato per la prima volta presidente della Regione di cui è originario. Nella lista dei donatori figurano infatti, a vario titolo, molte altre cooperative. Dalla Cefla di Imola, un altro dei pezzi da novanta delle coop rosse emiliane, aderente alla Legacoop, guidata dal 2002 al 2014 dall’attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha sborsato 5 milioni di vecchie lire, alla Coopsette (20 milioni), colosso dell’edilizia rossa della provincia di Reggio Emilia citata nell’indagine che ha portato all’arresto dell’ex plenipotenziario del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza e dell’ingegner Stefano Perotti. Senza dimenticare la Cooperativa Edificatrice Comprensoriale Murri di Rimini, che ha contribuito con una somma pari a 20 milioni, la Coopservice di Pomezia (5 milioni), la Cooperativa Edificatrice Ansaloni di Bologna (23 milioni), la 3Elle di Milano (5 milioni), la Progeo di Reggio Emilia (5 milioni) e la Coop. Traporto Latte di Bologna (3 milioni).
COOP ROSSE BENVENUTE AL NORD – Alla Lega Regionale Cooperative e Mutue della Lombardia (la Legacoop lombarda) sta invece molto a cuore il Partito democratico. In particolare quello di Milano. Lo provano le somme di denaro versate ai dem del capoluogo lombardo nel biennio 2010-2011: 216mila euro in totale, frutto di tre versamenti da 70, 75 e 71 mila euro. Per non parlare dei 140mila euro che l’ex presidente della provincia di Milano Filippo Penati ha ricevuto dalla stessa coop nel 2009, un anno prima di candidarsi alla guida della Regione. Ci sono poi i 16mila euro andati al Comitato Ambrosoli Presidente nel 2013. Oltre a quella della Cpl Concordia (2mila euro), poi, l’ex ministro dell’Integrazione del governo di Enrico Letta, Cécile Kyenge, ha ricevuto donazioni anche da altre 3 cooperative: la Abitcoop di Modena (5mila euro), la Osa Mayor di Roma (1.500 euro), che si occupa di accoglienza per migranti, e la Tre Fontane, situata sempre nella Capitale (1.500 euro). Mentre il già citato Andrea Martella è stato beneficiario di altri 4 stanziamenti. Due le cooperative interessate, entrambe di Marghera, in provincia di Venezia: la Selc (60mila euro in totale nel 2013), che opera nel campo dei servizi di ricerca nella biologia e nella geologia, e la Sitmar-Sub (40 ila euro totali nello stesso anno), specializzata in rilievi ambientali marini.
GAROFANI ALLA RISCOSSA – Nel 2001, a beneficiare di 5 milioni di lire arrivati dall’Associazione Cooperative Consumatori Distretto di Bologna, è stato l’ex segretario dei socialisti Enrico Boselli. Un altro erede del partito che fu di Bettino Craxi, il senatore Lucio Barani – che recentemente ha presentato tre emendamenti al provvedimento anticorruzione chiedendo la pena di morte e la fucilazione per i trasgressori – nel 2013 ha ricevuto 3mila euro dalla cooperativa agricola Termas di Lucca. La stessa che ha finanziato con duemila euro anche Laura Bianconi, attuale senatrice del Nuovo centrodestra. Bisogna tornare al 1994 per risalire ai 3 milioni di lire che una emiliana Coopmoviter ha dato a Pierluigi Castagnetti, al tempo nella Dc e oggi nel Pd, per aiutarlo a finanziare la campagna elettorale per le elezioni europee. Nel 2000 i 15 milioni di lire che il Consorzio Cooperative Costruzioni di Roma ha bonificato al Comitato Badaloni non sono invece bastati all’ex giornalista del servizio pubblico per avere la meglio su Francesco Storace ed essere riconfermato alla guida della Regione Lazio.
DA SINISTRA A DESTRA – Quella delle coop non è comunque una questione solo di sinistra. Anche a destra non disdegnano le donazioni in denaro. Lo scorso anno, infatti, la Domus Caritatis Società Cooperativa Sociale Roma ha elargito un finanziamento di 10mila euro a Forza Italia. Si tratta di una coop bianca finita anch’essa nello scandalo “Mafia Capitale”: secondo gli inquirenti gestiva il business dei disperati insieme all’organizzazione legata a Massimo Carminati. Tra i finanziatori del partito guidato da Silvio Berlusconi c’è anche la Fiorita di Bari, che opera nel settore delle pulizie: il versamento è di settemila euro e risale al 2004. Il nome di questa coop bianca è assurto agli onori delle cronache nell’ambito del filone barese dell’inchiesta sulle Grandi Opere. Infine, la Mediterranea Società Cooperativa Sociale Onlus Roma, attiva nel settore della pulizia degli edifici è anch’essa affezionata a Berlusconi: nel 2013 ha versato 10mila euro al Popolo della Libertà – che nello stesso anno ha beneficiato pure di 15mila euro donati dalla Senis Hospes di Senise (Potenza) – e nel 2014 altri 10mila a Forza Italia. Da inserire nella lista anche i 10mila euro ricevuti due anni fa dall’ex ministro dei Trasporti Altero Matteoli per mano dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno (Pisa) e i 3 milioni di lire che nel 1996 la coop edilizia Fulmine 1980 ha versato a Mario Baccini, ex Udc e Pdl oggi in Ncd. Mentre fra il 2004 e il 2014 la Lega Nord ha potuto contare sul sostegno di 4 coop: la Quadrifoglio di Pinerolo (4mila euro), che si occupa dell’integrazione lavorativa dei disabili, la Lombardia Società Cooperativa (3mila), la Proeventi di Verona (9mila) e la Editrice Esedra di Roma, fallita nel 2010 (100mila euro).

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/03/cooperative-trenta-anni-ricchi-finanziamenti-partiti-uomini-politici/1562606/

Lettera aperta di Beppe Grillo al Pd: "Arrendetevi, avete buttato la storia del più grande partito di sinistra nel cesso"




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Lettera aperta di Beppe Grillo al Pd: "Arrendetevi, avete buttato la storia del più grande partito di sinistra nel cesso"


"Noi vi sconfiggeremo perchè voi siete il vecchio, noi il nuovo". Lo scrive Beppe Grillo in una lettera aperta al Partito Democratico pubblicata sul suo blog. "Vi frammentate ancora di più... Senza lasciare capire dove starà chi e con chi, con quale simbolo, quale nuova casacca, come e dove, con chi parlate. Una confusione vera, la storia del più grande partito di sinistra del mondo occidentale buttata nel cesso", scrive Grillo.
"Una storia di onore e lotte che è diventata un tiepido gioco delle tre carte - dice ancora - sottomessi ad un capetto da cortile, spaventati dalle incertezze dei vostri poco invidiabili futuri personali e tentati come siete di trasformarvi in una nuova democrazia cristiana".
Carissime elettrici ed elettori del PD, carissimi attivisti, cari Bersani, Renzi e Emiliano. Cari Vendola e - insomma - cari tutti voi della galassia paraPiddina", inizia la lettera di Grillo. "Sono consapevole che nel dividere, ma non imperare, che vi sta travolgendo, i 5 punti di distacco dal Movimento potrebbero diventare una sorta di ossessione, insomma so che state passando un brutto periodo. Lo capisco anche dalla vostra fissazione per noi e dalle accuse o autocritiche di colpevolezza per averci facilitato".
"Cosa trovate da dire? Che io sono un despota! Straziati e lividi di invidia per non poter essere mai trasparenti (neppure i ristoranti intorno a Montecitorio prendono per sicure le vostre prenotazioni) vi abbracciate come pugili suonati al vostro avversario. E io ricevo il vostro abbraccio perché capisco, e voglio consolarvi, in fondo per essere dei semplici rappresentanti di banche e multinazionali ve la state davvero passando troppo male.
Arrendetevi, perché noi non abbiamo così tanti casi clamorosi dietro credere di potersi nascondere, per una ragione molto semplice: la gente non ci crede, come non crede più a voi personalmente, ma proprio come uomini, insomma… esseri umani. Non serve ostinarvi nelle vostre ridicole danze, quando tutti i Buzzi d’Italia avranno finito di parlare non vi salverà dire “no, io non sono più del PD”. La responsabilità penale è personale, ma non solo quella penale, lo è la responsabilità in tutti i sensi. Allora accettate il mio abbraccio e le mie scuse anticipate, se non andiamo più bene come pretesto della vostra dissoluzione".
Renzi ritwitta la risposta di Bonifazi: "Grillo coniglio, insulta migliaia di persone". Matteo Renzi ritwitta un post di Francesco Bonifazi per replicare alla lettera scritta da Beppe Grillo e al suo "arrendetevi" rivolto al Pd. "Caro Beppe Grillo, nella tua vita sei sempre scappato nei momenti chiave. Scappato, fuggito, sparito. Sei fatto così, non solo in politica. Oggi dal tuo blog insulti migliaia di persone del PD che stanno facendo un congresso bellissimo, parlando di lavoro, di ambiente, di futuro, di giustizia, di periferie, di innovazione.
Noi siamo nei circoli a parlare e a votare, in tanti. Non su uno yacht o su un blog, con uno solo che decide", scrive Bonifazi.
"Noi siamo per la democrazia che decide dal basso, tu decidi per tutti imponendo sanzioni a chi non la pensa come te.L'ultima volta che ti sei aggrappato ai sondaggi era il venerdì prima delle europee 2014: sappiamo bene come è finita".
"Ti chiediamo solo una cosa, noi del PD. Non scappare ancora, come hai fatto in passato e fai adesso con la ridicola storia del blog. Non nasconderti. Accetta la nostra sfida, caro Beppe. E vieni in tribunale. E vediamo chi ha ragione e chi torto. Non fuggire come un coniglio, come sempre. Prenditi le tue responsabilità", conclude.

giovedì 23 marzo 2017

Il boom economico dell'Ungheria senza Euro di Orban: pil +4% disoccupazione al 4,3%, stipendi +10% investimenti +16%... Ma noi preferiamo la disoccupazione giovanile al 40%...!!!




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Il boom economico dell'Ungheria senza Euro di Orban: pil +4% disoccupazione al 4,3%, stipendi +10% investimenti +16%... Ma noi preferiamo la disoccupazione giovanile al 40%...!!!


BUDAPEST - L'economia ungherese e' destinata a crescere a un tasso superiore al 4 per cento nel 2017 grazie a una crescita degli investimenti e dei consumi superiore di molto alla media dell'eurozona, della quale per sua fortuna - e scelta - non fa parte.
E' quanto riferisce la societa' di ricerca economica Penzugykutato in un rapporto sulle previsioni di crescita. Anche un afflusso dei finanziamenti europei potrebbe stimolare la crescita di quest'anno, riferisce il rapporto, che potrebbe essere ulteriormente alimentata da un allentamento della politica fiscale prima delle elezioni generali del prossimo anno. Politica fiscale che è già su livelli che sono mediamente del 50% più bassi dei paesi che usano l'euro. Il governo Orban, inoltre, ha abbassato l'Iva su molti prodotti alimentari, ridotto di più del 30% i costi delle bollette di luce-gas-acqua, aumentato del 20% le pensioni e del 25% gli stipendi dei lavoratori riducendo la tassazione sulle buste paga.
La crescita economica dell'Ungheria potrebbe ricevere un grande impulso nel 2017 da una crescita degli investimenti, per cui si prevede un aumento del 16 per cento. Persistono tuttavia dei problemi strutturali che frenano ancora un po' la crescita, riferisce il rapporto, altrimenti il livello per il 2017 supererebbe anche il 4% previsto, arrivando ad insidiare i target della Cina.
L'inflazione media potrebbe attestarsi a circa il 2,7 per cento quest'anno, se la Banca centrale consolidera' il tasso di riferimento allo 0,9 per cento, banca centrale che non risponde più alla Bce, ma decide autonomamente dopo che il governo Orban tre anni fa letteralmente cacciò dall'Ungheria l'Fmi e l'allora governatore della Banca centrale d'Ungheria, che era agli ordini della Bce, sotituendolo con un altro in sintonia con le politiche del governo. E il risultato è stato spettacolare.
Il rapporto di Penzugykutato inoltre sostiene che il debito pubblico potrebbe calare al 72,4 per cento del Pil entro la fine dell'anno, facendo dell'Ungheria uno die paesi più virtuosi d'Europa anche dal punto di vista dei conti pubblici.
Per i salari medi si prevede per il 2017 una crescita del 10 per cento, mentre quelli reali dovrebbero salire del 7,1 per cento. Il tasso di occupazione dovrebbe toccare le 4.450.000 unita' nel 2017, mentre 200 mila dovrebbero essere le persone in cerca di lavoro: un dato che si traduce in un tasso di disoccupazione del 4,3 per cento, il più basso d'Europa.
Le esportazioni in euro, secondo quanto riferisce il rapporto della societa' ungherese, si prevede che aumenteranno del 4 per cento mentre le importazioni sono destinate a crescere del 6 per cento, il che significa che il surplus del commercio estero potrebbe ridursi rispetto allo scorso anno, quando le esportazioni sono cresciute del 2,9 per cento mentre le importazioni sono aumentate del 1,5 per cento, ma il dato è del tutto marginale, in un quadro roseo come questo.
Ovviamente, nella Ue tutti questi dati positivi dell'Ungheria passano sotto silenzio, perchè al governo legittimamente eletto c'è Viktor Orban, un leader che da quando è al potere non ha fatto altro che lavorare per gli interessi del suo popolo, prima di ogni altra cosa. 

Fonti: varie dal Web

mercoledì 22 marzo 2017

Buzzi dichiara di aver comprato 220 tessere del Pd e di averne finanziato la campagna elettorale... Delusione ai vertici Rai, neanche una polizzetta piccola piccola, per poterci fare l'apertura di una decina di edizioni dei Tg...!!!



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Buzzi dichiara di aver comprato 220 tessere del Pd e di averne finanziato la campagna elettorale... Delusione ai vertici Rai, neanche una polizzetta piccola piccola, per poterci fare l'apertura di una decina di edizioni dei Tg...!!!


In un Paese normale dovrebbe esserci la fila di giornalisti fuori dall'aula bunker di Rebibbia perché Salvatore Buzzi - a processo per Mafia capitale - sta vuotando il sacco. Sta spiegando per filo e per segno il sistema corruttivo legato al PD romano. E invece (salvo rarissime eccezioni) la stampa e i TG nazionali non se ne occupano. Però scrivono pagine su pagine su un mio abbraccio a Beppe. Ecco alcune parti della sua testimonianza:

1. "In comune (ai tempi del PD) era tutto in vendita”.

2. “Nel 2013 abbiamo tesserato 220 persone per il PD. Pagammo 140 voti a Giuntella, che era sostenuto da Umberto Marroni e Micaela Campana (deputata PD che lo scorso 19 ottobre pronunciò 39 “non ricordo” durante il processo per Mafia capitale), e 80 a Lionello Mancini, dell’area di Goffredo Bettini”.

3. “Credevo che con le mie parole avrei fatto cadere il governo e pensavo ai soldi per il Cara di Mineo del sottosegretario Castiglione (per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per l'inchiesta su un maxi-appalto nel centro di accoglienza per gli immigrati) e invece non è successo nulla”.

Facciamo noi informazione che è meglio!

fonte: https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/photos/a.310988455679892.65829.299413980170673/1134453443333385/?type=3&theater

Se ne stanno accorgendo pure loro - valanga di proteste e insulti dalla base PD: "una porcata, non vi votiamo più”



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Se ne stanno accorgendo pure loro - valanga di proteste e insulti dalla base PD: "una porcata, non vi votiamo più”




Pd, valanga d’insulti dalla base: “Una boiata, non votiamo più”


Minzolini salvato – Cresce la protesta degli elettori sui social.

Continua a montare sui social network la protesta dei militanti e degli elettori del Partito democratico, contro il voto dei 19 senatori dem presenti in aula e degli altri assenti “giustificati”, che ha sbarrato la strada alla decadenza da Palazzo Madama di Augusto Minzolini.
La torsione oltre il limite della manipolazione con la quale, attraverso giornali e Tg, si è tentato di rimuovere dalla mente dell’elettorato tradizionale il ricordo delle monetine tirate in gioventù contro il partito degli inquisiti, per sostituirlo con le scene di giubilo per l’assoluzione a furor di casta del Direttorissimo condannato in terzo grado per peculato continuato, ha provocato una crisi di rigetto dalla dimensione inaspettata.
E le prime, timide, difese d’ufficio dei militanti più increduli sono state travolte dalle critiche. Tira una brutta aria perfino nei commenti comparsi su una pagina Facebook di quelle maggiormente frequentate dai troll degli anti-scissionisti dem, curata direttamente da casa dal collaboratore del sito dell’Unità, Fabrizio Rondolino.
L’automatica “retwittata” di un’intervista al senatore Giorgio Tonini, in cui il dem ex cristiano-sociale espone seri dubbi circa “un’uso politico della giustizia” che l’avrebbe portato a votare “pro reo” Minzolini, ha attirato una valanga di proteste perfino sulla fedele bacheca del giornalista renziano. “I 19 hanno fatto un inutile male al Pd oltre che alla legge. Da giorni noi militanti siamo tempestati di insulti. Ma questi geni capiscono di aver fatto una boiata o no?” posta accorato Fabio, export manager e blogger. “Vergogna, spero che non ti presentano mai più neanche nella più piccola delle circoscrizioni, grazie a te e agli altri 18 senatorini piccolini piccolini mi avete fatto vergognare di essere tesserato Pd” sbotta Arcangelo, pensionato, prendendosela con Tonini. Rondolino prova con un tweet: “Non è stato salvato #Minzolini, ma la dignità della giustizia e della politica”. “Hanno solo salvato il culo a un ladro”, ribatte implacabile Marco, online da Torino. “Ma poi non è che i 19 siano i voti grillini nel segreto dell’urna …nascosti dietro la libertà di coscienza data dal Pd? Non si sa mai con questi “a mia insaputa”. Capaci di tutto!” insinua Edoardo per tentare di distrarre le accuse e indirizzarle verso il nemico.
“E così, abbiamo un quarto livello di giudizio penale. Ma solo per i deputati e per i senatori. Gli altri cittadini, colpiti pure da leggi ingiuste, possono pure fotterli” analizza amaro Amos. “Questo capita perché manca il segretario” butta lì Fabio. “Quello che non sta in piedi è avere dei condannati in Parlamento e non parliamo della famosa “opportunità politica” scuote la testa il più concreto Giorgio. “La condanna non sta in piedi, la Severino è piena di falle: questo è un dato di fatto” butta li’ disperato il titolare della pagina ormai fuori controllo, Rondolino. Mazzoni Silvana l’aspetta al varco e non gliene fa passare una: “Non sta ai politici rifare la sentenza – ribatte – è stato un agguato alla magistratura. Brutta pagina”.
“È inutile girarci intorno con ragionamenti teorici – taglia corto Stefania, insegnante – quello che appare alla gente è che ancora una volta la casta si è difesa e questo gioca a favore di quei bellimbusti dei 5s che fanno tesoro di una scelta, a dir poco, suicida. Poi teoricamente possiamo a lungo disquisire. Dare ragione a questo, torto a quello ma in questo caso le ragioni stanno a zero. Minzolini non doveva rimanere al Senato”.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 21/03/2017.

martedì 21 marzo 2017

È allarmante - Ecco come Renzi, con i suoi raggiri, intende distruggere la salute pubblica!




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È allarmante - Ecco come Renzi, con i suoi raggiri, intende distruggere la salute pubblica!


Quello che Renzi intende fare per la sanità del futuro si può leggere nel suo documento per le primarie (Avanti, insieme) e precisamente al punto 6: “Prendersi cura delle persone”. Vi avverto non è una lettura semplice perché ambigua, paludata, ingannevole cioè è altra cosa da quello che si dice “parlar toscano” pane al pane e vino al vino.
Si definisce “raggiro” il ricorso a artifici retorici per raggiungere uno scopo e “raggiratore” chi imbroglia mettendo in atto raggiri. I raggiri di Renzi sulla sanità… ma di che si tratta?
A parte dichiarare che, a proposito di welfare, si tratta di continuare quello che il governo ha fatto fino ad ora quindi di “completare il suo disegno”, il che, se si pensa ai tagli lineari, al de-finanziamento, alla defiscalizzazione degli oneri per le mutue ecc fa venire i brividi. Completare il disegno significa far fuori la sanità pubblica.
A parte promettere piani decennali per la non autosufficienza e i disabili, per il personale, per la formazione dei quali non è chiaro il meccanismo di finanziamento soprattutto se in ragione della continuità dell’azione di governo dovesse sussistere il criterio del “costo zero”.
A parte queste cose, il nodo centrale, quasi la parola chiave, della mozione di Renzi, è “protezione”. Con questo termine ci viene proposto di superare il diritto alla salute previsto dall’art 32 sostituendolo con una idea di tutela, cioè di difesa dai rischi della malattia, di chiaro stampo mutualistico. Esattamente come 100 anni fa.
Quindi il “diritto alla salute” viene sostituito testualmente con il “diritto alla protezione”. La sanità ritorna a essere mera difesa dalla malattia e la salute mera assenza di malattie. Tutto il 900 sanitario è praticamente liquidato. Salute addio.
Il meccanismo che la mozione descrive è semplice addirittura scontato:
1) Si definisce un “pavimento di diritti accessibili a tutti”;
2) Si prevede la possibilità di integrare questi diritti con altri diritti ma questa volta tutti reddito dipendenti;
3) I diritti, quelli minimi a parte, si comprano;
4) dal valore d’uso si passa al valore di scambio.
Il risultato nella mozione è sintetizzato in un slogan “prendersi cura di ciascuno in base all’effettivo bisogno di protezione” e aggiungiamo noi “in base all’effettivo reddito disponibile”.
Renzi il “mutualista” alla fine ha le idee chiare:
1) l’universalismo dei diritti deve essere ridotto al minimo;
2) in questo minimo devono rientrare i più deboli (disabili e non autosufficienti);
3) tutto il resto va a mutue a fondi integrative e a assicurazioni cioè è welfare aziendale o al terzo settore.
Una visione liberista che scientemente abbandona al proprio destino pezzi importanti della domanda sociale per esempio gli anziani, i pensionati, i malati cronici, i disoccupati, i precari, ma anche i lavoratori delle piccole aziende e che ignora, cosa non da poco, i grandi squilibri tra nord e sud, (quale welfare aziendale al sud?).
Per Renzi quindi di tratta semplicemente di restituire la sanità al mercato per questa ragione potremmo annoverarlo tra i “Chigago boys” cioè tra quei giovani economisti cileni formatisi presso l’Università di Chicago, assunti da Pinochet e che abolirono in favore della privatizzazione e della liberalizzazione, le riforme del governo di Allende e che riguardavano guarda caso la sanità e la previdenza.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/21/sanita-i-raggiri-di-renzi-per-far-fuori-la-salute-pubblica/3462146/

lunedì 20 marzo 2017

Per rinvrescarVi la memoria – Il Fatto Quotidiano: Ecco come i soldi dell’ Unicef, invece che far sorridere i bambini Africani, sono serviti a far sorridere le casse della società della famiglia di Matteo Renzi…!!





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Per rinvrescarVi la memoria – Il Fatto Quotidiano: Ecco come i soldi dell’ Unicef, invece che far sorridere i bambini Africani, sono serviti a far sorridere le casse della società della famiglia di Matteo Renzi…!!



Matteo Renzi, “ecco come i soldi dell’Unicef sono finiti alla società della famiglia del premier”


L’inchiesta – I pm che indagano sul presunto riciclaggio di Conticini ipotizzano che parte di quel denaro sia andato alla Eventi 6 srl

La Procura di Firenze sospetta che i soldi dell’Unicef e di Operation Usadestinati alle campagne per i bambini affamati in Africa siano stati usati nel 2011 dal cognato di Matteo Renzi – Andrea Conticini – per iniettare capitali in tre società. La prima è quella dei Renzi, Eventi 6, che allora si chiamava ancora Chil Promozioni e le altre due società sono dei coniugi Patrizio Donnini e Lilian Mammoliti, renziani della prima ora. I Conticini giurano che i soldi sono stati usati per far sorridere i bambini africani con la Play Therapy e l’avvocato Federico Bagattini ha fatto ricorso al Tribunale del riesame. Però l’accusa, con tutti i se del garantismo, resta enorme. I pm Luca Turco e Giuseppina Mione nel decreto di perquisizione non hanno inserito il nome delle società. Basta una visura per scoprire l’approdo del flusso finanziario da Londra a Firenze, segnalato dalla Banca d’Italia perché sospetto e al centro dell’inchiesta svelata da La Nazione venerdì. Cosa dice lo stringato decreto che pubblichiamo qui sopra?
Alessandro Conticini (40 anni ex dirigente dell’Unicef poi socio e direttore della londinese Play Therapy Africa Ltd con la moglie francese Valerie Quere, 42 anni) è accusato insieme a Luca Conticini (35 anni, gemello del terzo fratello Andrea, cognato di Renzi) di appropriazione indebita in concorso con il padre Alfonso, poi deceduto, “dal 2011 e fino al gennaio 2015 in Castenaso (Bologna) in relazione a somme di denaro corrisposte da Operation Usa e Unicef a Play Therapy Africa Limited (Pta Ltd) e da questa stornate, in assenza di idonea causale, in favore di Conticini Alessandro”.
La difesa dei Conticini è che la Play Therapy Africa era una società privatadei due coniugi. In realtà fino al 7 marzo 2013, pochi mesi prima della sua chiusura, apparteneva solo per due terzi ai coniugi Conticini ma per il terzo restante era della Play Therapy International, che ha sciolto l’affiliazione con la Pta Ltd. La rappresentante di Pti nella Pta Ltd, Monika Jephcott, si è dimessa da ‘secretary’ di Pta sempre il 7 marzo 2013. Secondo i pm di Firenze Alessandro Conticini avrebbe preso per sé i soldi destinati alle terapie per i bambini africani da Unicef e Operation Usa. Mentre il fratello, cognato di Renzi, è accusato di reimpiego dei capitali (art. 648 ter, che prevede nei primi due commi il riciclaggio) “commesso in Firenze nel corso del 2011 in relazione a somme di denaro provento del reato sopra indicato impiegate per l’acquisto di partecipazioni societarie in nome e per conto di Alessandro Conticini”. Il punto è che Andrea Conticini ha comprato in nome e per conto del fratello Alessandro quote solo di tre società in Firenze. La più famosa è la Chil promozioni Srl (poi denominata Eventi 6) dei Renzi.
Il 21 febbraio del 2011 davanti al notaio Claudio Barnini di Firenze ci sono le due sorelle e la mamma del premier più il cognato. Benedetta e Matilde Renzi con Laura Bovoli sono già azioniste mentre Andrea Conticini, in nome e per conto di Alessandro, partecipa all’aumento di capitale da 10 mila a 12 mila e 500, con sovraprezzo di 47 mila e 500. In pratica Alessandro Conticini prende una quota del 20 per cento (che poi cederà nel 2013) e mette 50 mila euro nel capitale della Eventi 6.
Matteo Renzi è stato socio e collaboratore di Chil Srl fino al 2003 e poi dirigente in aspettativa di Eventi 6 fino al 2014. Undici giorni prima, il 10 febbraio del 2011, Andrea (in nome e per conto di Alessandro) Conticini compra anche le quote di altre due società del giro renziano: il 20 per cento di Dot Media da Patrizio Donnini (uomo comunicazione di Matteo Renzi e di altri esponenti Pd) per 2 mila euro e il 30 per cento della Quality Press(in liquidazione dal 2013) dalla moglie di Donnini, Lilian Mammoliti, per 30 mila euro. La storia più imbarazzante però resta quella della Eventi 6. La società destinataria dei 50 mila euro dei Conticini non è una srl qualsiasi. Renzi, come raccontato dal Fatto, è stato assunto poco prima di essere candidato nel 2003 alla Provincia e da allora, grazie a questo trucchetto, i suoi lauti contributi pensionistici sono stati versati dalla Provincia e poi dal Comune di Firenze per 10 anni. Il premier si è licenziato dopo i nostri articoli percependo un Tfr che dovrebbe essere pari a circa 48 mila euro. Se l’ipotesi della Procura è giusta, da un lato la società delle sorelle e della mamma incassava dal cognato nel 2011 il capitale di Alessandro Conticini, frutto di appropriazione indebita, e dall’altro lato poi pagava nel 2014 il Tfr per il premier-dirigente in aspettativa. Davvero una brutta storia.