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giovedì 8 giugno 2017

La carriera politica di Maria Etruria Boschi in pochi minuti - Una porcheria tutta Italiana!




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La carriera politica di Maria Etruria Boschi in pochi minuti - Una porcheria tutta Italiana!

Godetevi questo breve video




venerdì 19 maggio 2017

Giusto per rinfrescarVi la memoria: correva l'anno 2014, la Serracchiani riforma la sanità regionale, 578 posti letto e 80 reparti in meno. E alle donne: ANDATE A PARTORIRE IN SLOVENIA! ...E, ma tu guarda, a protestare (oltre la gente) solo i Cinquestelle...!!!




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Giusto per rinfrescarVi la memoria: correva l'anno 2014, la Serracchiani riforma la sanità regionale, 578 posti letto e 80 reparti in meno. E alle donne: ANDATE A PARTORIRE IN SLOVENIA! ...E, ma tu guarda, a protestare (oltre la gente) solo i Cinquestelle...!!!





Da Il Gazzettino di Udine:

Sanità, "la Serracchiani vuole
far nascere i nostri figli in Slovenia"

UDINE - Vivaci reazioni politiche alle scelte sanitarie annunciate venerdì dalla presidente della Regione Debora Serracchiani e dall’assessore alla salute Maria Sandra TelescaForza Italia da una parte, Movimento Cinque Stelle dall’altra, non hanno risparmiato critiche alle scelte della Giunta.

Sui punti nascita «mi sembra tutto chiaro – commenta il capogruppo di Forza Italia Riccardo Riccardi – Serracchiani salva dove ci sono i sindaci del Pd e chiude dove governa il centrodestra. A Gorizia compie il capolavoro, una convenzione con Šempeter per far nascere i nostri figli in Slovenia...».

fonte: http://www.ilgazzettino.it/nordest/udine/neonatologia_gorizia_punti_nascita_riccardi_serracchiani-466498.html


giovedì 4 maggio 2017

Già grazie a Renzi, Boschi, Poletti & C. il Pd ti sta sulle palle... e poi scopri che buttato speso 4mila euro di soldi nostri per capire se può dire “sindaca” o "assessora" e allora...




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Già grazie a Renzi, Boschi, Poletti & C. il Pd ti sta sulle palle... e poi scopri che buttato speso 4mila euro di soldi nostri per capire se può dire “sindaca” o "assessora" e allora...


Ben quattrimila euro per parlottare del più o del meno, per capire se è chic dire sindaca, se è più appropriato il temine “assessora” oppure è meglio lasciare i termini al maschile come usa fare chi non ha avuto l’onore di essere folgorato sulla via dei femminismi vari.
Il tutto, ovviamente, a spese dei contribuenti.
“A Bologna il Comune, saldamente guidato dal Pd targato Virginio Merola, ha ben pensato di indire due incontri di Commissione per discutere se è meglio riferirsi alle cariche amministrative, come “sindaco”, “consigliere” o “assessore”, utilizzando indistintamente il termine maschile.
Oppure se è necessario raccogliere il monito di Laura Boldrini e Maria Elena Boschi sull’utilizzo di (inesistenti) definizioni femminili che tanto male fanno alla lingua italiana.
Per carità, libero il Partito Democratico di confrontarsi sul “sesso degli angeli”. Forse sarebbe meglio se s’impegnasse a risolvere i problemi di una città troppo spesso vittima di delinquenza, degrado, spaccio di droga e schiava delle azioni dei centri sociali. Ma tant’è: vogliono dibattere sul gender, lo facciano pure.
Il problema è che convocando appositamente due riunioni di Commissione, il Comune rosso ha prelavato 4mila euro dalle casse pubbliche.
Ovvero dalle tasche dei cittadini. Per la precisione, 2mila euro per ogni singola convocazione.
Una follia. Anche perché “sono confronti fondati sul nulla”, attacca Marco Lisei, il consigliere di Forza Italia che ha reso pubblica l’ingente spesa pubblica. “I due incontri – spiega – non porteranno a nulla, visto che non sono fondate su delibere o atti amministrativi, ma si sono limitate alla mera discussione”.
E infatti nessuna decisione è stata presa. Alla faccia del risparmio.
“Spendere così 2mila euro – aggiunge Lisei – è uno schiaffo ai tanti cittadini in fila ai centri sociali o senza un lavoro”. Poi conclude: “Non è questione di importanza del tema, ma della scelta degli strumenti per porlo alla collettività.
Potevano organizzare un convegno, ma usare due volte i soldi pubblici, con tutto il rispetto per il Pd, mi sembra una scelta davvero immorale”.
A quanto pare, non sono bastate neppure le parole di Giorgio Napolitano, che definì “abominevole” il temine “sindaca”, a far desistere il Partito Democratico. Che continua a parlarne. A spese dei contribuenti.

martedì 2 maggio 2017

Arrestati Sindaco e Assessore di Terni, (Pd, ovviamente) truccavano appalti... Vabbe' ma ora guardate questi video, come la mettiamo con chi trucca le Primarie?




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Arrestati Sindaco e Assessore di Terni, (Pd, ovviamente) truccavano appalti... Vabbe' ma ora guardate questi video, come la mettiamo con chi trucca le Primarie?

Ormai non è più una notizia. Arrestati altri due del Pd.

Truccavano appalti... Giusto che vengano arrestati...

Ma come la mettiamo con quelli che truccano le primarie?

Guardate questi video presi da FANPAGE


Come abbiamo votato quattro volte in un'ora alle primarie del PD

L'ombra dei brogli sulle primarie del Partito Democratico a Napoli, infatti proprio nella città delle "monetine fuori ai seggi" e nonostante i controlli rafforzati voluti dal Nazzareno, Fanpage.it è riuscita a votare quattro volte in un'ora. Il regolamento parla chiaro: possono votare soltanto i cittadini maggiori di sedici anni, residenti nell'area di competenza del proprio seggio elettorale. Ma i controlli sono facilmente eludibili.


di Carmine Benincasa, Gaia Bozza, Antonio Musella, Peppe Pace e Alessio Viscardi






Primarie Pd, migranti prelevati da centro accoglienza e portati ai seggi: "C'hanno detto di votare Renzi"


Immigrati prelevati dai centri d'accoglienza e portati a votare per le primarie del Pd. C’è questo in un video esclusivo realizzato da Fanpage.it ad Ercolano. Nel filmato la testimonianza di un giovane immigrato - ospite di un centro di accoglienza del comune in provincia di Napoli - che racconta di essere stato prelevato ed accompagnato in uno dei seggi allestiti dal partito in città.

“Ci sono venuti a prendere con l’auto del centro di accoglienza e ci hanno portato a votare - racconta il giovane ai microfoni di Fanpage.it - poi ci hanno detto di votare per la terza persona sulla scheda. Io l’ho fatto perché speravo di poter ottenere aiuto per i miei documenti per rimanere in Italia"







Come ho votato 5 volte in un'ora alle primarie di Milano


Noi di Fanpage.it siamo andati nei seggi delle primarie di Milano per vedere quanto scarsi fossero i controlli. In meno di un'ora siamo riusciti a votare ben 5 volte in 5 seggi diversi. Solo in un caso ci hanno risposto che non essendo residenti in quell'area non potevamo votare, esattamente come previsto dal regolamento. Un regolamento che ovviamente vieta categoricamente di votare più di una volta e di votare fuori dal proprio seggio di residenza. 

Il meccanismo per votare alle primarie è molto semplice: si va sul sito, si inserisce il proprio indirizzo di residenza e si controlla in quale seggio bisogna recarsi per votare. Qui gli scrutatori controllano in un apposito elenco fornito dal Comune la corrispondenza del nominativo con la residenza e il seggio. E come recita il regolamento i votanti devono "TASSATIVAMENTE" esibire al seggio un documento che indichi chiaramente l’indirizzo di residenza. Ma nei fatti basta dichiarare a voce di risiedere in una via limitrofe a quella del seggio per essere ammessi alla votazione, pur non risultando in elenco. È così che in meno di 60 minuti, ho votato 5 volte, ovviamente lasciando sempre scheda bianca.

domenica 9 aprile 2017

Gino Strada: “Non vedo più la sinistra, ma solo comitati d’affari”




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Gino Strada: “Non vedo più la sinistra, ma solo comitati d’affari”


A inizio anno ha vinto il premio “Sunhak Peace 2017”, assegnato a personalità e organizzazioni che si distinguano per il loro contributo alla pace e allo sviluppo umano. Il 10 febbraio, invece, ha posato con Renzo Piano la prima pietra per la costruzione di un centro di chirurgia pediatrica d’eccellenza in Uganda. Gino Strada è il fondatore di Emergency: “Oggi”, dice, “parlare di pace è considerato irreale e utopistico. Noi siamo contro la guerra in un mondo in cui non esiste più un partito, un’organizzazione internazionale che la ripudi davvero”.

Qual è l’ultima scommessa di Emergency?Stiamo lavorando per riprendere a operare nel nostro ospedale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, che avevamo lasciato qualche anno fa alle autorità locali. Su richiesta del governo curdo e dell’Unione europea, riprenderemo a curare lì i feriti che arrivano da Mosul, dove si combattono l’esercito iracheno e gli uomini di Daesh, con attacchi indiscriminati alle aree abitate dai civili e i residenti in fuga usati come scudi umani.

Quali sono le attività di Emergency oggi nel mondo?Dalla sua fondazione, nel 1994, Emergency ha curato gratuitamente 8 milioni di persone. Le nostre attività sono soprattutto chirurgia di guerra, pediatria e maternità: in Afghanistan, per fare un esempio, abbiamo tre ospedali chirurgici, un centro maternità – che abbiamo dovuto raddoppiare perché non ci stavamo più dentro – e una quindicina di cliniche. In Sudan, abbiamo un centro di cardiochirurgia, un ospedale pediatrico per il trattamento del colera e una clinica pediatrica in un grosso campo di rifugiati che raccoglie dalle 600 alle 800 mila persone. E siamo anche in Sierra Leone e nella Repubblica Centrafricana.

Avete attività anche in Italia. A Milano si vedono i camion rossi di Emergency per l’assistenza agli stranieri.Siamo a Milano, a Marghera, a Palermo e in diversi posti della Sicilia. A Polistena, in Calabria, abbiamo un ambulatorio fisso. Poi ci sono gli ambulatori mobili che seguono i migranti che si spostano per i raccolti. Ce n’è uno a Ponticelli, Napoli, e uno sportello di assistenza a Sassari. Faccio fatica a star dietro a tutte le cose che apriamo.

In Italia non assistete più solo gli stranieri.Quando abbiamo cominciato, nel 2006, pensavamo di occuparci solo di migranti. Ora invece ci occupiamo anche di italiani poveri che non riescono più a curarsi come si deve perché la sanità, che dovrebbe essere gratuita, non lo è più. Il sistema sanitario sta diventando privato. Il paziente deve pagare. Magari non molto, ma quel non molto per tanti è troppo.

In Europa e nel mondo intanto si innalzano muri.Negare asilo ai rifugiati è vergognoso. Ma è anche la fine dell’Europa, che non era nata sull’idea dell’esclusione, della fortezza assediata. Ci riempiamo la bocca di parole come “globalizzazione”, diciamo che il mondo non ha più confini, quando in realtà i confini non ci sono solo per le merci. Soltanto gli imbecilli possono pensare di fermare migrazioni che nella storia non è mai stato possibile fermare. Ogni sera, una persona su nove va a dormire affamata. Come possiamo essere sorpresi che milioni di esseri umani lascino la loro casa e si mettano in viaggio per sfuggire alla povertà e alla guerra?

Anche la sinistra pensa a come “governare” i flussi migratori.Io non so che cosa sia la sinistra. Capisco cos’è destra e sinistra se si parla del codice stradale, se si parla di politica non lo capisco più. Del resto, anche in Italia, la miglior politica di destra l’ha fatta la sinistra. Bisognerebbe tornare a discutere di valori e di principi fondamentali, invece ormai i governi sono in modo spudorato semplicemente dei comitati d’affari delle multinazionali. Il primo problema che dovrebbero affrontare è quello della guerra, da rifiutare sempre e comunque, non “questa no”, “quella sì”. Questo atteggiamento ha fatto fallire anche le istituzioni internazionali: l’Onu fu creata per impedire la guerra, invece da allora nel mondo ci sono stati 160 conflitti. È finito: il suo Consiglio di sicurezza è diventato il consiglio degli armaioli del mondo, che producono e vendono armi per i conflitti. Se vogliamo sperare che l’umanità sopravviva, dobbiamo smettere di ammazzarci.
da: Il Fatto quotidiano, 19 febbraio 2017

venerdì 24 marzo 2017

Lettera aperta di Beppe Grillo al Pd: "Arrendetevi, avete buttato la storia del più grande partito di sinistra nel cesso"




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Lettera aperta di Beppe Grillo al Pd: "Arrendetevi, avete buttato la storia del più grande partito di sinistra nel cesso"


"Noi vi sconfiggeremo perchè voi siete il vecchio, noi il nuovo". Lo scrive Beppe Grillo in una lettera aperta al Partito Democratico pubblicata sul suo blog. "Vi frammentate ancora di più... Senza lasciare capire dove starà chi e con chi, con quale simbolo, quale nuova casacca, come e dove, con chi parlate. Una confusione vera, la storia del più grande partito di sinistra del mondo occidentale buttata nel cesso", scrive Grillo.
"Una storia di onore e lotte che è diventata un tiepido gioco delle tre carte - dice ancora - sottomessi ad un capetto da cortile, spaventati dalle incertezze dei vostri poco invidiabili futuri personali e tentati come siete di trasformarvi in una nuova democrazia cristiana".
Carissime elettrici ed elettori del PD, carissimi attivisti, cari Bersani, Renzi e Emiliano. Cari Vendola e - insomma - cari tutti voi della galassia paraPiddina", inizia la lettera di Grillo. "Sono consapevole che nel dividere, ma non imperare, che vi sta travolgendo, i 5 punti di distacco dal Movimento potrebbero diventare una sorta di ossessione, insomma so che state passando un brutto periodo. Lo capisco anche dalla vostra fissazione per noi e dalle accuse o autocritiche di colpevolezza per averci facilitato".
"Cosa trovate da dire? Che io sono un despota! Straziati e lividi di invidia per non poter essere mai trasparenti (neppure i ristoranti intorno a Montecitorio prendono per sicure le vostre prenotazioni) vi abbracciate come pugili suonati al vostro avversario. E io ricevo il vostro abbraccio perché capisco, e voglio consolarvi, in fondo per essere dei semplici rappresentanti di banche e multinazionali ve la state davvero passando troppo male.
Arrendetevi, perché noi non abbiamo così tanti casi clamorosi dietro credere di potersi nascondere, per una ragione molto semplice: la gente non ci crede, come non crede più a voi personalmente, ma proprio come uomini, insomma… esseri umani. Non serve ostinarvi nelle vostre ridicole danze, quando tutti i Buzzi d’Italia avranno finito di parlare non vi salverà dire “no, io non sono più del PD”. La responsabilità penale è personale, ma non solo quella penale, lo è la responsabilità in tutti i sensi. Allora accettate il mio abbraccio e le mie scuse anticipate, se non andiamo più bene come pretesto della vostra dissoluzione".
Renzi ritwitta la risposta di Bonifazi: "Grillo coniglio, insulta migliaia di persone". Matteo Renzi ritwitta un post di Francesco Bonifazi per replicare alla lettera scritta da Beppe Grillo e al suo "arrendetevi" rivolto al Pd. "Caro Beppe Grillo, nella tua vita sei sempre scappato nei momenti chiave. Scappato, fuggito, sparito. Sei fatto così, non solo in politica. Oggi dal tuo blog insulti migliaia di persone del PD che stanno facendo un congresso bellissimo, parlando di lavoro, di ambiente, di futuro, di giustizia, di periferie, di innovazione.
Noi siamo nei circoli a parlare e a votare, in tanti. Non su uno yacht o su un blog, con uno solo che decide", scrive Bonifazi.
"Noi siamo per la democrazia che decide dal basso, tu decidi per tutti imponendo sanzioni a chi non la pensa come te.L'ultima volta che ti sei aggrappato ai sondaggi era il venerdì prima delle europee 2014: sappiamo bene come è finita".
"Ti chiediamo solo una cosa, noi del PD. Non scappare ancora, come hai fatto in passato e fai adesso con la ridicola storia del blog. Non nasconderti. Accetta la nostra sfida, caro Beppe. E vieni in tribunale. E vediamo chi ha ragione e chi torto. Non fuggire come un coniglio, come sempre. Prenditi le tue responsabilità", conclude.

mercoledì 22 marzo 2017

Buzzi dichiara di aver comprato 220 tessere del Pd e di averne finanziato la campagna elettorale... Delusione ai vertici Rai, neanche una polizzetta piccola piccola, per poterci fare l'apertura di una decina di edizioni dei Tg...!!!



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Buzzi dichiara di aver comprato 220 tessere del Pd e di averne finanziato la campagna elettorale... Delusione ai vertici Rai, neanche una polizzetta piccola piccola, per poterci fare l'apertura di una decina di edizioni dei Tg...!!!


In un Paese normale dovrebbe esserci la fila di giornalisti fuori dall'aula bunker di Rebibbia perché Salvatore Buzzi - a processo per Mafia capitale - sta vuotando il sacco. Sta spiegando per filo e per segno il sistema corruttivo legato al PD romano. E invece (salvo rarissime eccezioni) la stampa e i TG nazionali non se ne occupano. Però scrivono pagine su pagine su un mio abbraccio a Beppe. Ecco alcune parti della sua testimonianza:

1. "In comune (ai tempi del PD) era tutto in vendita”.

2. “Nel 2013 abbiamo tesserato 220 persone per il PD. Pagammo 140 voti a Giuntella, che era sostenuto da Umberto Marroni e Micaela Campana (deputata PD che lo scorso 19 ottobre pronunciò 39 “non ricordo” durante il processo per Mafia capitale), e 80 a Lionello Mancini, dell’area di Goffredo Bettini”.

3. “Credevo che con le mie parole avrei fatto cadere il governo e pensavo ai soldi per il Cara di Mineo del sottosegretario Castiglione (per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per l'inchiesta su un maxi-appalto nel centro di accoglienza per gli immigrati) e invece non è successo nulla”.

Facciamo noi informazione che è meglio!

fonte: https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/photos/a.310988455679892.65829.299413980170673/1134453443333385/?type=3&theater

Se ne stanno accorgendo pure loro - valanga di proteste e insulti dalla base PD: "una porcata, non vi votiamo più”



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Se ne stanno accorgendo pure loro - valanga di proteste e insulti dalla base PD: "una porcata, non vi votiamo più”




Pd, valanga d’insulti dalla base: “Una boiata, non votiamo più”


Minzolini salvato – Cresce la protesta degli elettori sui social.

Continua a montare sui social network la protesta dei militanti e degli elettori del Partito democratico, contro il voto dei 19 senatori dem presenti in aula e degli altri assenti “giustificati”, che ha sbarrato la strada alla decadenza da Palazzo Madama di Augusto Minzolini.
La torsione oltre il limite della manipolazione con la quale, attraverso giornali e Tg, si è tentato di rimuovere dalla mente dell’elettorato tradizionale il ricordo delle monetine tirate in gioventù contro il partito degli inquisiti, per sostituirlo con le scene di giubilo per l’assoluzione a furor di casta del Direttorissimo condannato in terzo grado per peculato continuato, ha provocato una crisi di rigetto dalla dimensione inaspettata.
E le prime, timide, difese d’ufficio dei militanti più increduli sono state travolte dalle critiche. Tira una brutta aria perfino nei commenti comparsi su una pagina Facebook di quelle maggiormente frequentate dai troll degli anti-scissionisti dem, curata direttamente da casa dal collaboratore del sito dell’Unità, Fabrizio Rondolino.
L’automatica “retwittata” di un’intervista al senatore Giorgio Tonini, in cui il dem ex cristiano-sociale espone seri dubbi circa “un’uso politico della giustizia” che l’avrebbe portato a votare “pro reo” Minzolini, ha attirato una valanga di proteste perfino sulla fedele bacheca del giornalista renziano. “I 19 hanno fatto un inutile male al Pd oltre che alla legge. Da giorni noi militanti siamo tempestati di insulti. Ma questi geni capiscono di aver fatto una boiata o no?” posta accorato Fabio, export manager e blogger. “Vergogna, spero che non ti presentano mai più neanche nella più piccola delle circoscrizioni, grazie a te e agli altri 18 senatorini piccolini piccolini mi avete fatto vergognare di essere tesserato Pd” sbotta Arcangelo, pensionato, prendendosela con Tonini. Rondolino prova con un tweet: “Non è stato salvato #Minzolini, ma la dignità della giustizia e della politica”. “Hanno solo salvato il culo a un ladro”, ribatte implacabile Marco, online da Torino. “Ma poi non è che i 19 siano i voti grillini nel segreto dell’urna …nascosti dietro la libertà di coscienza data dal Pd? Non si sa mai con questi “a mia insaputa”. Capaci di tutto!” insinua Edoardo per tentare di distrarre le accuse e indirizzarle verso il nemico.
“E così, abbiamo un quarto livello di giudizio penale. Ma solo per i deputati e per i senatori. Gli altri cittadini, colpiti pure da leggi ingiuste, possono pure fotterli” analizza amaro Amos. “Questo capita perché manca il segretario” butta lì Fabio. “Quello che non sta in piedi è avere dei condannati in Parlamento e non parliamo della famosa “opportunità politica” scuote la testa il più concreto Giorgio. “La condanna non sta in piedi, la Severino è piena di falle: questo è un dato di fatto” butta li’ disperato il titolare della pagina ormai fuori controllo, Rondolino. Mazzoni Silvana l’aspetta al varco e non gliene fa passare una: “Non sta ai politici rifare la sentenza – ribatte – è stato un agguato alla magistratura. Brutta pagina”.
“È inutile girarci intorno con ragionamenti teorici – taglia corto Stefania, insegnante – quello che appare alla gente è che ancora una volta la casta si è difesa e questo gioca a favore di quei bellimbusti dei 5s che fanno tesoro di una scelta, a dir poco, suicida. Poi teoricamente possiamo a lungo disquisire. Dare ragione a questo, torto a quello ma in questo caso le ragioni stanno a zero. Minzolini non doveva rimanere al Senato”.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 21/03/2017.