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mercoledì 6 settembre 2017

Gino Strada senza peli sulla lingua contro Minniti: “Siamo già responsabili di morti, torture e violazioni dei diritti umani. Per egoismo e per gli interessi di una politica infima non esitiamo a ributtare queste persone in mano a torturatori e assassini. Non potremo dire “non lo sapevamo”!!





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Gino Strada senza peli sulla lingua contro Minniti: “Siamo già responsabili di morti, torture e violazioni dei diritti umani. Per egoismo e per gli interessi di una politica infima non esitiamo a ributtare queste persone in mano a torturatori e assassini. Non potremo dire “non lo sapevamo”!!



“Gli accordi con la Libia e il decreto fatto dal ministero dell’Interno è niente di più e niente di meno che un atto di guerra contro i migranti”. Lo ha detto il fondatore di Emergency Gino Strada a Milano, a margine della conferenza stampa di presentazione di “Casa Emergency”, dove è intervenuto insieme al sindaco Giuseppe Sala. “Noi siamo già oggi responsabili di diverse morti e di torture, di centinaia o migliaia di violazioni dei diritti umani – ha continuato Strada – e per soddisfare il nostro egoismo e gli interessi di una politica di livello infimo non esitiamo a ributtare queste persone in mano a torturatori e assassini. Non potremo dire “non lo sapevamo”. Strada ha poi sottolineato il suo giudizio sull’attuale ministro degli Interni, Marco Minniti: “Ha una storia da sbirro e va avanti su quella strada lì. Per lui far finire donne e bambini morti ammazzati nelle carceri libiche è una cosa compatibile con i suoi valori. 
Con i miei no”


fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/05/migranti-gino-strada-contro-lo-sbirro-minniti-ha-dichiarato-guerra-ai-poveracci-politica-di-livello-infimo/3838130/

domenica 16 luglio 2017

Milano - Lo strano caso del consigliere comunale Matteo Salvini: vota solo il 7% delle volte, ma dei biglietti gratis per i concerti a San Siro non se ne perde uno!



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Milano - Lo strano caso del consigliere comunale Matteo Salvini: vota solo il 7% delle volte, ma dei biglietti gratis per i concerti a San Siro non se ne perde uno!

Forse non tutti sanno che Matteo Salvini, leader della Lega Nord e Parlamentare Europeo è anche consigliere del Comune di Milano. Alle amministrative del 2016 infatti Salvini si era candidato al Consiglio Comunale per sostenere la corsa del candidato del Centrodestra Stefano Parisi. Anche se Parisi non è stato eletto sindaco Salvini è riuscito lo stesso ad entrare in Consiglio, ma guardando i dati pubblicati sul sito del Comune apprendiamo che Salvini, così come a Bruxelles, a Palazzo Marino non ci va molto spesso.

Insomma, Salvini perde il pelo ma non il vizio...




tratto da: 
https://twitter.com/EdoardoBuffoni
https://www.nextquotidiano.it/matteo-salvini-piu-grande-assenteista-del-comune-milano-allo-stadio-ci-va/

mercoledì 24 maggio 2017

Marco Travaglio: Cos’è la politica? "E’ celebrare Falcone e Borsellino e poi trattare con la mafia".




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Marco Travaglio: Cos’è la politica? "E’ celebrare Falcone e Borsellino e poi trattare con la mafia".


Un discorso epico di Marco travaglio da condividere assolutamente! Parole che rimarranno nella storia pronunciate nel corso di un duello con Gad Lerner su politica e antipolitica, durante la trasmissione “Quello che non ho” su La7.

Queste le sue parole:
Oggi la VERA anti-politica è quella che noi chiamiamo politica:
E’ scendere in campo anzichè salire;
E’ fondare un partito per non andare in galera e per non fallire per debiti;
E’ far eleggere gli avvocati e i coimputati per non farli parlare;
E’ stare in parlamento 30 o 40 anni pensando che il rinnovamento consista nel cambiare continuamente il nome al partito;
E’ usare le Camere come alternative al carcere, alla latitanza e alla comunità di recupero;
E’ usare come ufficio di collocamento per amici, parenti e amanti, il Parlamento, la Rai, i giornali, asl, ospedali, aziende pubbliche, banche, istituti culturali, cinema;
E’ andare solo a “Porta a Porta” per non rispondere mai a domande;
E’ celebrare Falcone e Borsellino e  poi trattare con la mafia, o chiederle i voti, o stringere la mano ad Andreotti, Cuffaro, Cosentino, Dell’ Utri;
E’ sfilare al family day e poi andare a puttane;
E’ fare il presidente della Repubblica a 84 anni e lanciare moniti per la politica e per i giovani;
E’ fare il presidente del Senato essendo indagato per mafia;
E’ chiamare le guerre “missioni di pace”, l’impunità “garantismo”, la legalità “giustizialismo”, la prescrizione “assoluzione”, l’inciucio “dialogo”, i fischi “terrorismo”, i bordelli “cene eleganti”, le orge “gare di burlesque”;
E’ chiamare i caduti sul lavoro “morti bianche”, per far sembrare meno morti i morti e meno assassini gli assassini;
E’ dire che è sempre colpa del governo precedente, della crisi mondiale, dello tsunami, delle toghe rosse, dell’ euro, della Merkel e di Adamo ed Eva;
E’ promettere tagli alla casta e poi non farli;
E’ rapinare i pensionati e i lavoratori perchè i banchieri, i miliardari e gli evasori fiscali corrono troppo veloci;
E’ dire “ce lo chiede l’ Europa”, ma quando l’ Europa ci chiede una legge anti-corruzione si faccia i cavoli suoi;

L’ intervento integrale

Questo ed altro nell’epico intervento integrale di Marco Travaglio, seguito da Gad Lerner che vi mostriamo di seguito. Buona Visione



domenica 14 maggio 2017

Il grande discorso di Marco Travaglio che rimarrà nella storia: "La vera antipolitica oggi è la politica"



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Il grande discorso di Marco Travaglio che rimarrà nella storia: "La vera antipolitica oggi è la politica"

Guardate questo video, saranno 5 minuti ben spesi.



martedì 25 aprile 2017

Perchè i Tg hanno deciso di censurare ogni notizia riguardo al TAP? Ecco tutta la verità. Una storia di politica, delinquenza e mafia! E per questo stanno uccidendo gli Ulivi secolari pugliesi!



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Tutta la verità sul TAP. Una storia di politica, delinquenza e mafia! E per questo stanno uccidendo gli Ulivi secolari pugliesi!

Chi di voi ha mai sentito la TV svelare chi c'è dietro la TAP? Nessuno ne parla. NESSUNO! E allora lo facciamo noi vi raccontiamo questa situazione agghiacciante.
Ma lo STATO non dovrebbe combattere la MAFIA ? 





domenica 9 aprile 2017

Gino Strada: “Non vedo più la sinistra, ma solo comitati d’affari”




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Gino Strada: “Non vedo più la sinistra, ma solo comitati d’affari”


A inizio anno ha vinto il premio “Sunhak Peace 2017”, assegnato a personalità e organizzazioni che si distinguano per il loro contributo alla pace e allo sviluppo umano. Il 10 febbraio, invece, ha posato con Renzo Piano la prima pietra per la costruzione di un centro di chirurgia pediatrica d’eccellenza in Uganda. Gino Strada è il fondatore di Emergency: “Oggi”, dice, “parlare di pace è considerato irreale e utopistico. Noi siamo contro la guerra in un mondo in cui non esiste più un partito, un’organizzazione internazionale che la ripudi davvero”.

Qual è l’ultima scommessa di Emergency?Stiamo lavorando per riprendere a operare nel nostro ospedale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, che avevamo lasciato qualche anno fa alle autorità locali. Su richiesta del governo curdo e dell’Unione europea, riprenderemo a curare lì i feriti che arrivano da Mosul, dove si combattono l’esercito iracheno e gli uomini di Daesh, con attacchi indiscriminati alle aree abitate dai civili e i residenti in fuga usati come scudi umani.

Quali sono le attività di Emergency oggi nel mondo?Dalla sua fondazione, nel 1994, Emergency ha curato gratuitamente 8 milioni di persone. Le nostre attività sono soprattutto chirurgia di guerra, pediatria e maternità: in Afghanistan, per fare un esempio, abbiamo tre ospedali chirurgici, un centro maternità – che abbiamo dovuto raddoppiare perché non ci stavamo più dentro – e una quindicina di cliniche. In Sudan, abbiamo un centro di cardiochirurgia, un ospedale pediatrico per il trattamento del colera e una clinica pediatrica in un grosso campo di rifugiati che raccoglie dalle 600 alle 800 mila persone. E siamo anche in Sierra Leone e nella Repubblica Centrafricana.

Avete attività anche in Italia. A Milano si vedono i camion rossi di Emergency per l’assistenza agli stranieri.Siamo a Milano, a Marghera, a Palermo e in diversi posti della Sicilia. A Polistena, in Calabria, abbiamo un ambulatorio fisso. Poi ci sono gli ambulatori mobili che seguono i migranti che si spostano per i raccolti. Ce n’è uno a Ponticelli, Napoli, e uno sportello di assistenza a Sassari. Faccio fatica a star dietro a tutte le cose che apriamo.

In Italia non assistete più solo gli stranieri.Quando abbiamo cominciato, nel 2006, pensavamo di occuparci solo di migranti. Ora invece ci occupiamo anche di italiani poveri che non riescono più a curarsi come si deve perché la sanità, che dovrebbe essere gratuita, non lo è più. Il sistema sanitario sta diventando privato. Il paziente deve pagare. Magari non molto, ma quel non molto per tanti è troppo.

In Europa e nel mondo intanto si innalzano muri.Negare asilo ai rifugiati è vergognoso. Ma è anche la fine dell’Europa, che non era nata sull’idea dell’esclusione, della fortezza assediata. Ci riempiamo la bocca di parole come “globalizzazione”, diciamo che il mondo non ha più confini, quando in realtà i confini non ci sono solo per le merci. Soltanto gli imbecilli possono pensare di fermare migrazioni che nella storia non è mai stato possibile fermare. Ogni sera, una persona su nove va a dormire affamata. Come possiamo essere sorpresi che milioni di esseri umani lascino la loro casa e si mettano in viaggio per sfuggire alla povertà e alla guerra?

Anche la sinistra pensa a come “governare” i flussi migratori.Io non so che cosa sia la sinistra. Capisco cos’è destra e sinistra se si parla del codice stradale, se si parla di politica non lo capisco più. Del resto, anche in Italia, la miglior politica di destra l’ha fatta la sinistra. Bisognerebbe tornare a discutere di valori e di principi fondamentali, invece ormai i governi sono in modo spudorato semplicemente dei comitati d’affari delle multinazionali. Il primo problema che dovrebbero affrontare è quello della guerra, da rifiutare sempre e comunque, non “questa no”, “quella sì”. Questo atteggiamento ha fatto fallire anche le istituzioni internazionali: l’Onu fu creata per impedire la guerra, invece da allora nel mondo ci sono stati 160 conflitti. È finito: il suo Consiglio di sicurezza è diventato il consiglio degli armaioli del mondo, che producono e vendono armi per i conflitti. Se vogliamo sperare che l’umanità sopravviva, dobbiamo smettere di ammazzarci.
da: Il Fatto quotidiano, 19 febbraio 2017

lunedì 3 aprile 2017

Laura Boldrini, la donna politica più costosa del mondo: ci costa 2.000.000€ all’anno!






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Laura Boldrini, la donna politica più costosa del mondo: ci costa 2.000.000€ all’anno!


Ma quanto lavora? Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, ci costa l’equivalente del fatturato di una PMI del latte con sette dipendenti: circa due milioni di euro. Con la differenza che la PMI porta produttività e guadagno allo Stato, mentre la dama del Parlamento, oltre ad essere improduttiva, è un’assenteista doc. Nel 2013, ad esempio, partecipò a 121 sedute su 225 (poco più di una seduta su due), mentre ha fatto di peggio nel 2014, quando ha presieduto la Camera solo per 218 ore e 8 minuti su un totale di 920 ore e 40 minuti (meno di una seduta su quattro). (Fonte: beppegrillo.it)
Ma quanto guadagna? Esclusa l’indennità di fine mandato, le voci che compongono la busta paga della terza carica dello Stato sono:
  • Indennità parlamentare: 5 mila euro al mese per 12 mensilità. Totale: 60mila euro.

  • Diaria (il rimborso delle spese di soggiorno a Roma): 3.503,11 euro al mese per 12 mensilità. Totale: 42mila euro.

  • Rimborso spese per l’esercizio del mandato: 3.690 euro al mese per 12 mensilità. Totale: 44.200 euro.

  • Indennità d’ufficio: 4.223,83 euro al mese per 12 mensilità. Totale: 50.600 euro.

Siamo dunque intorno ai 16.400 euro al mese, 197 mila euro netti l’anno. (Fonte:Panorama) Si taglia lo stipendio del 50%, ma ci sono spese ulteriori. Nel 2013, ad esempio, andò in Sudafrica con un volo di Stato portando il suo compagno, sei collaboratori e la scorta (tutto pagato da noi). (Fonte: La Gabbia) Ed è proprio la scorta la spesa più grande a vantaggio della Boldrini e a carico degli italiani. Si tratta di 27 uomini, impegnati a garantire unicamente l’incolumità di Laura Boldrini. La Presidente della Camera è la donna più scortata d’Italia e d’Europa e costa ai contribuenti italiani oltre 1 milione e centomila euro l’anno. La scorta, ovviamente, è allargata anche al compagno e alla figlia (una vera presa per il culo nei confronti degli italiani). (Fonte: Il Fatto Quotidiano) Senza contare, poi, le spese per trasferte e auto blu.
E quanto altro ci costa? Si apprende, nell’ordine: che la Boldrini ha una pagina Facebook, profili Twitter, Instagram e Google+ e persino un canale YouTube; che a curare la comunicazione di Montecitorio provvede un esercito di persone (sette di staff personale, a943mila euro l’anno, più trentadue che lavorano all’ufficio stampa istituzionale). (Fonte:Libero Quotidiano)
A cosa ci serve? A niente! Improduttiva a zero soluzioni. Con i suoi discorsi commoventi gli italiani non mangiano. Ah, naturalmente la Camera ci costa ancora quasi 1 miliardo di euro all’anno (1866 euro al minuto). Laura Boldrini costa più di Angela Merkel e Hillary Clinton. Che dire? Per un mandato? Dieci milioni di euro buttati!
fonte: http://gionapanarello.com/laura-boldrini-la-donna-politica-piu-pagata-del-mondo-2-000-000e-allanno/




martedì 14 marzo 2017

1000 giorni di Renzi: Italia al penultimo posto nella UE, debiti, famiglie precarie, disagi sociali…c’è proprio di che vantarsi!!









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1000 giorni di Renzi: Italia al penultimo posto nella UE, debiti, famiglie precarie, disagi sociali…c’è proprio di che vantarsi!!




Il governo Renzi non ha fatto le riforme a costo zero che avrebbero favorito la produttività e l’economia, oltre che il benessere generale, non ha fatto nulla per ridurre gli sprechi della casta, ha mantenuto i fondi all’editoria così ha quasi tutti i giornali cartacei a sua disposizione, ha fatto approvare con voto di fiducia la riforma della costituzione che ha fatto ad usum proprium, la mattina dice una cosa e la sera il suo contrario, e c’è gente che ritiene che il bilancio sia positivo?
Renzi ha ragione: gli Italiani hanno voglia di cambiare. Ma il cambiamento non passa di certo per una riforma della costituzione sostanzialmente sbagliata nella forma e nei contenuti. La costituzione non deve essere immutabile, ma questo non significa che deve cambiare nel modo sbagliato. Per esempio per ridurre i costi della politica non bisogna per forza ridurre il numero di politici, basta ridurgli lo stipendio. Chi entra in politica non è obbligato a farlo. Chi lo vuole fare, lo fa per scelta, per dare un servizio alla nazione. E allora deve prendere uno stipendio normale, di 2.500 € al mese più rimborso per treni, aerei, autobus e taxi. Se uno vuole guadagnare di più allora può dimostrare quello che vale presso le aziende private, che non aspettano altro di trovare qualche manager così abile da far incrementare il fatturato.
Si espongono numeri, percentuali, classifiche: tutti aspetti tecnici che rispondono all’esigenza di dover far quadrare i conti nell’immediato. Nessuna programmazione, nessuna pianificazione, nessun progetto industriale di largo respiro, nessuna ricerca attenta, ponderata e ambiziosa tendente a costruire un domani al posto di un continuo accomodare un oggi a schemi precostituiti e appannaggio di un sistema che costruisce privilegi su altri già esistenti invece di costruirne di nuovi da estendere su una platea sempre più vasta. Continua….
Il Jobs Act e gli sgravi per le assunzioni stabili, i cui effetti sono rapidamente finiti. Il bonus di 80 euro, l‘eliminazione dell’Imu e le agevolazioni fiscali per le imprese, compensate però in gran parte dal ritocco al ribasso di incentivi già esistenti. Il balletto della spending review, con i tagli controbilanciati da incrementi di spesa per altre voci. La progressiva revisione al ribasso delle previsioni di crescita, con l’Italia che si appresta a chiudere il 2016 al penultimo posto tra i Paesi Ue e stando alle stime di Bruxelles è destinata nel 2018 a scivolare in ultima posizione. Infine l’arretramento, tra 2015 e 2016, nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità di fare business nei diversi Paesi. Che il premier puntava al contrario a “scalare” recuperando ben 50 posizioni. Ecco il bilancio dei mille giornidi governo Renzi per quanto riguarda l’andamento delle principali variabili economiche. Più posti stabili ma anche più precari. Come i forzati del voucher che guadagnano in media 500 euro l’anno – Che gli occupati, in valori assoluti, siano aumentati, è innegabile: nel marzo 2014 gli italiani con un posto di lavoro erano 22,27 milioni, mentre secondo l’Istat a settembre 2016 – complici gli almeno 11 miliardi spesi per gli sgravi contributivi per le assunzioni stabili – erano saliti a 22,83 milioni, 563mila in più. In parallelo, dunque, il tasso di occupazione è salito dal 55,7% del marzo 2014 al 57,5% di settembre 2016. Quello di disoccupazione è sceso, in proporzione, di meno: dal 12,7 all’11,7%. Questo perché nel frattempo sono diminuiti gli inattivi, cioè quelli che il lavoro smettono di cercarlo perché non ci sperano più. Tuttavia non si può dire che l’obiettivo di rendere il mercato meno precariosia stato centrato. La premessa è che per finire tra le fila degli occupati è sufficiente, per convenzione statistica internazionale, aver svolto un’ora di lavoro retribuita nella settimana precedente a quella in cui si viene chiamati dall’Istat per la rilevazione. Quindi, per esempio, risultano occupati tutti gli iper precari pagati con i voucher da 10 euro: stando all’Inps nel 2015 hanno lavorato così quasi 1,5 milioni di persone, guadagnando in media meno di 500 euro l’anno.
Il fatto che la precarietà non sia diminuita emerge chiaramente dai dati Istat: salta all’occhio che mentre salivano i dipendenti stabili hanno continuato a crescere anche quelli a termine (da 2,19 a 2,45 milioni) e gli indipendenti (da 5,48 a 5,53 milioni). Del resto il decreto Poletti del marzo 2014 ha consentito ai datori di lavoro di stipulare contratti a tempo determinato di durata fino a tre anni senza indicare la causale, come invece era obbligatorio in precedenza.
Giù la disoccupazione per gli over 50, su per chi ha tra i 25 e i 34 anni. E il divario con l’Ue si allarga – Ulteriori contraddizioni vengono a galla se si guarda agli effetti di Jobs Act e incentivi sull’occupazione nelle diverse fasce di età. La disoccupazione giovanile è calata, è vero: tra i ragazzi nella fascia 15-24 anni, sono scesi dal 43,6 al 37,1% quelli in cerca di lavoro in rapporto al totale degli attivi. E’ però lievemente aumentato, dal 18,3 al 18,6%, il tasso di disoccupazione della classe di età successiva, quella tra i 25 e 34 anni. Al contrario è cresciuta la partecipazione al mercato del lavoro ed è calato dal 6,2 al 5,8% il tasso di disoccupazione degli over 50. Ma questo, come spiegato più volte dall’Istat, non dipende dalle riforme del governo Renzi bensì dalla legge Fornero, che ha innalzato i requisiti per accedere alla pensione.
Infine, dal confronto con gli altri Paesi Ue si scopre che il divario tra l’Italia e i partner ha continuato ad allargarsi: prima dell’insediamento di Renzi il tasso di disoccupazione italiano si attestava al 12,9%, nell’Eurozona era in media al 12% e nella Ue al 10,8%. A settembre 2016 i dati sono rispettivamente all’11,7, 10 e 8,5%. Il gap rispetto all’area euro è aumentato di 0,8 punti, quello rispetto ai 28 di 1,1 punti.
Crescita debole e fragile: nel 2016 e 2017 saremo penultimi nell’Ue. E nel 2018 maglia nera – “La crescita nel terzo trimestre del pil, che ancora non è quella desiderata, è la dimostrazione che il sogno di fare meglio della Germania non è irraggiungibile”, ha detto Renzi giovedì a Cagliari, commentando il +0,3% rispetto al trimestre precedente registrato dall’Istat, secondo cui la variazione acquisita per quest’anno è dello 0,8%. Che è anche l’ultima stima del governo, dopo una lunga serie di revisioni al ribasso (a gennaio il premier aveva definito “assolutamente alla nostra portata” un rotondo +1,6%). In realtà il fatto che tra luglio e settembre Berlino abbia fatto peggio di Roma (+0,2%) dice poco. Più significativo il confronto dei tassi di crescita su base annua, cioè rispetto al terzo trimestre 2015. La classifica basata su questo parametro vede l’Italia, con il suo +0,9%, al penultimo posto nell’Eurozona dietro la Lettonia (+0,7%). La Germania ha messo a segno un +1,7%, la Grecia +1,5%. La media dell’area euro è stata di +1,6%, quella della Ue +1,8%: il doppio rispetto al tasso di crescita della Penisola.
Nel complesso dovremmo archiviare il 2016 al penultimo posto nella Ue, davanti ad Atene. Nel 2015 ci siamo piazzati al terzultimo, lasciando dietro di noi solo Finlandia e Grecia. E la spirale discendente, stando alle previsioni della Commissione, è destinata a continuare: se il 2017 ci vedrà ancora penultimi (peggio solo Helsinki), nel 2018 con un risicato +1% ci avviamo ad essere maglia nera, a fronte di una media europea del +1,8%. Insomma: che sia in corso una lieve ripresa, dopo gli anni di recessione, è indubbio. Ma è altrettanto chiaro che stiamo continuando a perdere terreno rispetto agli altri, che recuperano più in fretta le perdite cumulate nel corso della crisi. In più la ripresa è debole e fragile, come dimostrano le oscillazioni nell’andamento della produzione industriale e lo stallo del secondo trimestre. Per gli ultimi mesi dell’anno, poi, lo stesso istituto di statistica è tutt’altro che ottimista.
Il recupero di “50 posizioni” nella classifica Doing business? Nel rapporto 2017 abbiamo perso terreno – Quanto al recupero di “50 posizioni” nella classifica Doing business index, obiettivo al 2018 delle slide renziane presentate nel marzo 2014, purtroppo il trend è esattamente opposto: il rapporto 2017 piazza l’Italia al 50esimo posto nel mondo per facilità di avviare e gestire un’impresa. Nel 2016 la Penisola era salita in 44esima posizione dalla 56esima del 2015, poi è nuovamente scivolata verso il basso. Renzi puntava al 15esimo posto, che resta decisamente lontano.
Giù le tasse da una parte, meno agevolazioni dall’altra… – In principio furono i bonus, a partire dagli 80 euro di sgravio sull’Irpef costati una decina di miliardi e diventati un boomerang per il governo quando, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, 1,4 milioni di italiani hanno dovuto restituirlo perché avevano guadagnato troppo o troppo poco. Poi, nel luglio 2015, Renzi ha annunciato un piano triennale mirato a tagliare progressivamente le tasse: “Nel 2016 via la tassa sulla prima casa, nel 2017 intervento su Ires e Irap e nel 2018 sugli scaglioni Irpef e sulle pensioni”. L’Imu sulla prima abitazione, così come la Tasi, è stata in effetti eliminata. L’imposta regionale sulle attività produttive è stata abolita per le imprese agricole. Per le altre il bilancio è in chiaroscuro: nel 2015 hanno incassato la deducibilitàdall’Irap del costo del lavoro, che ne costituisce almeno il 50 per cento, ma con l’altra mano il governo ha riportato al 3,9% (con effetto retroattivo) l’aliquota applicata, mentre per il 2016 l’ha aumentata su base nazionale al 4,8% anche se le regioni hanno facoltà di fissarla a livelli più bassi. L’anno prossimo sarà il turno dell’imposta sul reddito delle società: in base alla legge di Bilancio l’aliquota scende dal 27,5 al 24%. A società di persone e ditte individuali – per esempio commercianti e artigiani – si applicherà invece dal 2017, al posto dell’aliquota progressiva Irpef, la nuova Iri (Imposta sul reddito dell’imprenditore), una flat tax del 24%.
Anche stavolta, però, c’è una contropartita non da poco: la manovra infatti riduce drasticamente l’Ace(Aiuto alla crescita economica), l’agevolazione introdotta nel 2011 per tutte le imprese che reinvestono gli utili anziché finanziarsi ricorrendo a prestiti: la percentuale da applicare all’incremento netto di patrimonio per calcolare la deduzione ammessa nella dichiarazione dei redditi cala dal 4,75% al 2,3%. Una sforbiciata che vale 1,7 miliardi di maggiori introiti per lo Stato. Secondo la Corte dei Conti, l’effetto combinato “implica una leggera redistribuzione del carico fiscale a vantaggio delle grandi imprese“, risultato contrario rispetto all’obiettivo dichiarato di agevolare le pmi. Oltre a disinnescare l’aumento dell’Iva per 15,3 miliardi previsto dalle clausole di salvaguardia, la manovra prevede poi un altro intervento sul fronte fiscale: l’estensione della no tax area per i pensionati. Saranno esonerati dal pagamento delle tasse tutti coloro che percepiscono meno di 8.125 euro lordi all’anno, mentre ora il limite è di 7.750 euro per quelli che hanno meno di 75 anni e 8mila euro per tutti gli altri. Per la promessa revisione delle aliquote Irpef bisogna attendere il 2018. L’anno prossimo arriverà solo un piccolo antipasto per gli agricoltori, che si vedranno azzerare l’imposta sulle rendite catastali dei terreni. A proposito di catasto: il governo ha lasciato scadere la delega fiscale concessa dal Parlamento senza mettere mano alla riforma da tempo sollecitata dalla Ue.
…e le entrate tributarie dello Stato continuano a salire – Dalle tabelle della relazione illustrativa alla legge di Bilancio emerge che nel complesso, complice anche la “lotta all’evasione”, l’anno prossimo le entrate tributarie di cassa saliranno da 457,1 a 465,3 miliardi. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, venerdì, ha twittato: “23,5 miliardi di tasse in meno dal 2014”. Per arrivarci somma le coperture per il bonus di 80 euro, l’abolizione di Tasi e Imu prima casa e dell’Irpef agricola, la deducibilità dall’Irap della componente lavoro, il taglio dell’Ires, le detrazioni fiscali per gli investimenti in beni strumentali. Nessun riferimento alla “razionalizzazione” dell’Ace e al balletto sulle aliquote Irap.
Il flop della revisione della spesa: spese correnti ancora in aumento – Renzi e Padoan rivendicano di aver ridotto la spesa pubblica di 25 miliardi con l’insieme dei provvedimenti varati dal 2014. Ma, come ha fatto notare nel suo ultimo libro Roberto Perotti, ex consigliere economico del governo per la revisione della spesa dimessosi lo scorso novembre, con l’altra mano l’esecutivo ha rimpinguato altri capitoli di spesa. Risultato: tra 2014 e 2016 il taglio effettivo si è fermato allo 0,4% del pil. La legge di Bilancio per il 2017 ora all’esame del Parlamento prevede poi una riduzione di soli 728 milioni delle uscite dei ministeri e scarica la fetta più corposa della spending review, 2,7 miliardi, sulle Regioni. Non a caso i governatori ritengono indispensabile una modifica. Nel complesso, peraltro, dalle tabelle della legge di Bilancio risulta che le spese correnti dello Stato, al netto degli interessi sul debitoche sono in calo, l’anno prossimo saliranno a 486,2 miliardi dai 485,4 del 2016. L’economista Francesco Daveri, riclassificando i numeri che emergono dalla manovra e confrontandoli con quelli della Nota di aggiornamento al Def, rileva che la spesa pubblica tra 2017 e 2019 aumenterà di 19 miliardi e che la legge di Bilancio, rispetto alla Nota, comporta per il solo 2017 ben 7 miliardi di spese in più.
Il rimbalzo delle auto blu – E le auto blu? A febbraio il ministro della Pubblica amministrazioneMarianna Madia ha sostenuto che sono state ridotte di due terzi, dalle 66mila del 2014 a meno di 22mila a fine 2015. Si tratta però di un’illusione ottica, dovuta al fatto che più di metà dei Comuni e il 40% delle Asl non aveva fornito i dati al dipartimento della Funzione pubblica. La controprova è che l’ultimo censimento ha visto il totale risalire da 21.769 a 23.203 in parallelo con l’aumento dall’80 all’87% della quota di enti pubblici che hanno risposto al censimento.

venerdì 10 marzo 2017

Lancinante grida di dolore degli arrestati del PD "non potete toglierci il vitalizio"

Lancinante grida di dolore degli arrestati del PD "non potete toglierci il vitalizio"




Lancinante grida di dolore degli arrestati del PD "non potete toglierci il vitalizio"


Lancinante grida di dolore degli arrestati del PD: «Non potete toglierci il vitalizio!», «Se dovesse passare la proposta grillina scoperchieremo il sistema facendo i nomi di tutti quanti uno ad uno», seguono le minacce!
E’ una provocazione dei cinquestelle, ma in fondo quanta verità….
suvvia, mandiamoli affanculo !!

NB.
Su uno dei siti che vanno a caccia di bufale è apparso questo nostro articolo sottolineando come Repubblica non abbia mai fatto un titolo come quello dell’immagine pubblicata.
Noi pensavamo che era chiaro si trattasse di un fotomontaggio. Voleva essere solo una provocazione…
Comunque pare che siamo proprio bravi.