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venerdì 17 marzo 2017

Italia da Record, 15 anni di tagli delle tasse, ormai non paghiamo quasi niente …ma proprio non Vi sentite presi per il c...?





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Italia da Record, 15 anni di tagli delle tasse, ormai non paghiamo quasi niente …ma proprio non Vi sentite presi per il c...?


La promessa di Renzi di questi giorni: continueremo a tagliare tasse!
Ma non Vi sentite fortunati?
Sono 15 anni di continui tagli.
Ormai non paghiamo più un cazzo!
Vero?
No?
…E allora…
Non Vi viene il sospetto di essere presi un tantino per il culo??
Pressione fiscale in Europa: Italia al primo posto
Le imprese italiane, al netto dei contributi previdenziali, pagano 98 miliardi di tasse all’anno. Tra i principali paesi Ue, denuncia l’Ufficio studi della Cgia, solo le aziende tedesche e quelle francesi versano in termini assoluti più delle nostre, rispettivamente 131 e 103,6 miliardi di euro, ma va ricordato che la Germania conta una popolazione di 80 milioni di abitanti, la Francia 66 e l’Italia 60. Il peso della tassazione sulle imprese italiane è tuttavia massimo in Ue e ciò si evince calcolando la percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul gettito fiscale totale: l’Italia si piazza al primo posto (14%), sul secondo gradino del podio si posiziona l’Olanda (13,1%) e sul terzo il Belgio (12,2%). Tra i nostri principali avversari segnaliamo che la Germania registra l’11,8%, la Spagna il 10,8%, la Francia e il Regno Unito il 10,6 per cento. La media Ue, invece, è dell’11,4%.
La stessa Cgia ha chiarito che l’incidenza percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul totale del gettito fiscale è un indicatore che aiuta a comprendere l’elevato livello di tassazione a cui sono sottoposte le aziende. Si tenga presente che le imposte italiane considerate in questa analisi su dati Eurostat sono: l’Irap, l’Ires, la quota dell’Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. L’istituto di statistica europeo, però, non considera altre forme di prelievo per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi presi in esame in questa comparazione.
“Ci riferiamo ai contributi previdenziali, all’Imu/Tasi, al tributo sulla pubblicità, alle tasse sulle auto pagate dalle imprese, alle accise, ai diritti camerali. Possiamo quindi affermare con buona approssimazione che in questa elaborazione l’ammontare complessivo del carico fiscale sulle imprese italiane è certamente sottostimato. Con troppe tasse e pochi servizi – ha spiegato il segretario dell’associazione metrina, Renato Mason – è difficile fare impresa, creare lavoro e redistribuire ricchezza. Soprattutto per le piccole e piccolissime imprese che per loro natura non possono contare su strutture amministrative interne in grado di gestire le incombenze burocratiche, normative e fiscali che quotidianamente sono costrette a fronteggiare”.
La riprova che in Italia il peso dei tributi sulle imprese è troppo elevato emerge anche dai dati messi a disposizione dalla Banca Mondiale (Doing Business). Pur riconoscendo che da un punto di vista metodologico questa comparazione presenta una serie di limiti, l’Ufficio studi della Cgia sottolinea che in Italia il totale delle imposte pagate in percentuale sui profitti commerciali di un’impresa media è pari al 64,8 per cento. Nessun altro paese dell’euro zona subisce un’incidenza così elevata. La Francia, che si posiziona al secondo posto, si attesta al 62,7% e il Belgio, che presidia la terza posizione, è al 58,4%. Rispetto alla media dell’area dell’euro (43,6%) le imprese italiane scontano un differenziale di oltre 21 punti percentuali.
“Pur riconoscendo l’impegno profuso dal Governo Renzi – ha aggiunto Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi dell’associazione – le imprese italiane continuano ad avere un total tax rate che non ha eguali nel resto d’Europa. Pertanto, è necessario che l’esecutivo, in attesa delle riduzioni dell’Ires e dell’Irpef, attui da subito una moratoria fiscale che sterilizzi qualsiasi aumento di tassazione a livello nazionale e locale ed eviti, come purtroppo è successo negli ultimi 2 anni per i trasporti, la diminuzione delle deduzioni/detrazioni fiscali che si sono tradotte nell’ennesimo aumento di imposta per moltissimi imprenditori”.
La situazione migliora, anche si di poco, se analizziamo la pressione fiscale generale in percentuale del Pil che grava su ogni paese. Ad eccezione della Francia e dei paesi del nord Europa, il confronto con i principali partner economici ci vede notevolmente penalizzati. Se il peso delle tasse e dei contributi previdenziali che ricadono sui contribuenti italiani si è attestato nel 2015 al 43,5% del Pil, in Germania (39,6%) è inferiore di quasi 4 punti, nei Paesi Bassi (37,8%) di 5,7 punti, nel Regno Unito (34,8%) di 8,7 punti e in Spagna (34,6%) di quasi quasi 9.


venerdì 10 marzo 2017

Lancinante grida di dolore degli arrestati del PD "non potete toglierci il vitalizio"

Lancinante grida di dolore degli arrestati del PD "non potete toglierci il vitalizio"




Lancinante grida di dolore degli arrestati del PD "non potete toglierci il vitalizio"


Lancinante grida di dolore degli arrestati del PD: «Non potete toglierci il vitalizio!», «Se dovesse passare la proposta grillina scoperchieremo il sistema facendo i nomi di tutti quanti uno ad uno», seguono le minacce!
E’ una provocazione dei cinquestelle, ma in fondo quanta verità….
suvvia, mandiamoli affanculo !!

NB.
Su uno dei siti che vanno a caccia di bufale è apparso questo nostro articolo sottolineando come Repubblica non abbia mai fatto un titolo come quello dell’immagine pubblicata.
Noi pensavamo che era chiaro si trattasse di un fotomontaggio. Voleva essere solo una provocazione…
Comunque pare che siamo proprio bravi.

mercoledì 8 marzo 2017

Ecco come i governi utilizzano gli automobilisti come sportelli bancomat







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Ecco come i governi utilizzano gli automobilisti come sportelli bancomat 

Carburanti: in cinque anni accise cresciute del 46%
Contraria all'eventuale aumento delle accise sui carburanti ipotizzato in queste ore dal Governo, anche la CGIA


“Gli automobilisti italiani sono senza dubbio la categoria più tartassata d’Europa – denuncia il presidente del Codacons Carlo Rienzi – Negli ultimi anni i governi di ogni colore politico hanno fatto un uso intensivo delle accise sui carburanti per reperire risorse, tasse di scopo che vengono adottate per risolvere emergenze del momento, ma che non vengono più soppresse, continuando a pesare per sempre sulle tasche degli italiani”.

E che gli automobilisti siano utilizzati come veri e propri “sportelli bancomat” lo dimostrano i numeri: tra il 2011 e il 2016 le accise sulla benzina sono aumentate complessivamente del +29% - spiega il l'associazione dei consumatori - mentre quelle sul gasolio sono rincarate addirittura del +46% (percentuali che salgono rispettivamente al +31% e + 48% se si considera l’aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 22%).

Negli ultimi 5 anni, infatti, i governi hanno fatto ricorso all'aumento delle accise per finanziare il Fondo unico dello spettacolo, l’emergenza in Libia, l’alluvione in Liguria, il terremoto in Romagna, e ben 3 volte per correggere i conti pubblici.

“Per tale motivo annunciamo già da oggi battaglia contro l’ennesimo ricorso alle tasse sui carburanti previsto nella lettera inviata ieri dal Ministero dell’economia all'UE – afferma il presidente Carlo Rienzi – e siamo pronti ad impugnare qualsiasi provvedimento del Governo in tal senso”.

Contraria all'eventuale aumento delle accise sui carburanti ipotizzato in queste ore dal Governo, anche la CGIA, ricordando che ogni qual volta ci rechiamo presso un’ area di servizio versiamo al fisco 0,728 euro ogni litro di benzina e 0,617 euro ogni litro di gasolio. 

Il risultato di questi ritocchi all'insù ha contribuito a far salire alle stelle il prezzo alla pompa dei carburanti. Nell'ultima rilevazione del 23 gennaio scorso, il prezzo al litro del gasolio per autotrazione ha toccato in Italia 1,397 euro (con un’incidenza della tassazione del 62,2 per cento): tutti gli altri Paesi dell’Area euro presentano dei prezzi nettamente inferiori ai nostri. Rispetto ai principali paesi Ue e di quelli che confinano con noi, il pieno di gasolio costa agli italiani il 10,6 per cento in più rispetto dei francesi, il +17,4 per cento degli sloveni, il +17,5 per cento dei tedeschi, il +24,2 per cento degli austriaci e il +24,3 per cento degli spagnoli. 

Per quanto riguarda la benzina, invece, il prezzo medio al litro è di 1,545 euro (con un’incidenza della tassazione del 65,2 per cento): solo i Paesi bassi (1,571 euro al litro) e la Grecia (1,548 euro al litro) registrano un prezzo alla pompa superiore al nostro. Nei confronti dei principali paesi Ue e di quelli che confinano con noi, il costo del pieno di benzina fatto in Italia è superiore del 9,4 per cento di quello francese, il +10,9 di quello tedesco, il +18,8 per cento di quello sloveno , il +24,4 per cento di quello spagnolo e il +29,9 per cento di quello austriaco. 

“Ricordiamo che l’aumento delle accise – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – innescherebbe il meccanismo delle tasse sulle tasse. Ritoccandole all'insù, infatti, le accise andrebbero ad aumentare la base imponibile su cui si applica l’Iva. Per le casse dello Stato si tradurrebbe in un doppio vantaggio che, però, penalizzerebbe oltremodo gli automobilisti e gli operatori economici che usano i mezzi di trasporto per lavoro, come i trasportatori, i taxisti, i noleggiatori con conducente, gli agenti di commercio, gli idraulici, gli elettricisti e tante altre categorie artigiane”.

tratto da: http://finanza.lastampa.it/News/2017/02/02/carburanti-in-cinque-anni-accise-cresciute-del-46percento/MTU3XzIwMTctMDItMDJfVExC